IL BOSCO BUONANOTTE

IL BOSCO BUONANOTTE

Il Progetto

Dall’esperienza del teatro alla scrittura di una storia per bambini. Questo è l’ultimo Progetto che Voci Erranti ha realizzato con i detenuti, in regime di Alta Sicurezza, nella Casa di Reclusione R. Morandi di Saluzzo (CN).

 

Nessuno può fare quello che sa fare

 

la legge del bosco

 

Trailer

ITA
ENG
SCINTILLE – GLI ULTIMI SARANNO

IL PROGETTO

L’essere padre in carcere è uno degli aspetti più dolorosi della vita reclusa, significa fare i conti con una assenza incolmabile che, inevitabilmente, lascia tracce indelebili nella crescita dei figli e nella vita di coppia; la genitorialità è minata alla base e la relazione padre-figlio soffre da entrambe le parti. Nei diversi momenti di dialogo con i detenuti emerge sempre l’argomento dei propri figli e le relative difficoltà nell’ essere padri a distanza. A volte i pensieri vengono espressi sottovoce, con grandi sensi di colpa e di impotenza: “ Oggi ho colloquio con mio figlio, sono agitato, non so cosa aspettarmi… Ho preferito dire ai miei figli che sono a lavorare all’estero, non voglio farli venire dentro al carcere, non voglio che li prendano in giro a scuola… Chiama papà il nonno e a me mi chiama zio… Li ha cresciuti la madre, come posso io insegnare loro a comportarsi bene?….” pensieri, dubbi, paure che non sempre il detenuto può esprimere e condividere. Da questo contesto è nato il Progetto Liberandia, finanziato dal bando Libero Reload della Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, con il desiderio di dare ai detenuti-padri uno spazio per raccontarsi in modo sincero e di scrivere, insieme, una storia per bambini per dare voce a chi rimane a casa ad attendere. Il Progetto ha coinvolto tredici detenuti-padri, due educatrici dell’Istituto Penitenziario, l’equipe psico-antropologica dell’Associazione Mamre di Torino, lo scrittore Yosuke Taki, l’illustratrice Francesca Reinero, la casa editrice Scritturapura e il coordinamento di Grazia Isoardi per l’Associazione Voci Erranti. Il percorso, della durata di sei mesi, si è sviluppato attraverso un Laboratorio di Scrittura Creativa che è stato, costantemente, accompagnato e condiviso da tutti i professionisti coinvolti nel Progetto. Il metodo di lavoro laboratoriale ha privilegiato il linguaggio della scrittura e del disegno, i momenti di dialogo e rielaborazione sono stati profondamente ricchi di umanità. Ad ogni incontro nascevano nuove storie, nuovi paesaggi e poi, come per magia, spuntava una parola fondante che diventava un tassello importante del mosaico che si stava formando e le domande che, dal gruppo, emergevano oltre a stimolare il dialogo e il confronto sono diventate fili che ricucivano gli incontri precedenti. E di tappa in tappa, l’esperienza è diventata sempre più interessante. Nell’ultima fase di lavoro il gruppo si è concentrato sulle parole più utilizzate durante il percorso, parole che poi sono diventate gli ingredienti principali della storia finale. IL BOSCO BUONANOTTE parla di maschere e solitudini, illusioni e assenze, mancanze e non detti. E’ una storia nata in carcere ma parla a tutti perché a tutti può capitare di perdersi in un bosco e di far fatica a ritrovare la strada giusta che riporta a casa.

GALLERIA FOTO

“Quando ho paura del bosco, ho paura di me”, così scriveva la grande autrice francese Marguerite Duras. Ho fatto mia questa frase, perché ho sempre provato un’intensa fascinazione per i boschi, ma abbracciata alla più grande paura. Il bosco è la dimensione sconosciuta, del mondo naturale certo, ma anche di noi stessi: nascosto nel folto degli alberi, nell’ombra, nel buio, può nascondersi il più grande pericolo, ma anche la più grande salvezza. Come scoprirlo, se non lo si affronta? Attraversare un bosco e uscirne illesi, magari mutati, è da sempre una metafora della crescita spirituale, dello scatto evolutivo degli individui. A tutte e tutti credo sia capitato quel momento nella vita, in cui, come Dante Alighieri, ci siamo ritrovati a pensare: ecco, mi trovo “nel bel mezzo di una selva oscura ché la diritta via era smarrita”. Ci siamo ritrovati lì, in quella selva dura, selvaggia e aspra e forte quando abbiamo perso la fiducia in qualcuno o qualcosa, quando qualcuno l’ha persa in noi, quando abbiamo tradito o siamo stati traditi, quando abbiamo ingannato o siamo stati ingannati, quando abbiamo creduto di aver perso tutto, per colpa nostra o altrui, poco cambia. Il bosco nero ci ha fatto paura ma abbiamo dovuto per forza affrontarlo. E abbiamo scoperto che quel bosco nascondeva anche tesori. Proprio come nelle fiabe: porte segrete, alberi miracolosi, piccole case  accoglienti e aiutanti magici. Non è un caso che non si smetta mai di ricorrere a questa metafora per parlare di vita, morte e rinascita. E così è e così sarà anche nel Bosco Buonanotte, dove si perde la maschera, ma si ritrova il tesoro. 

SIMONA VINCI

Menu